Sappi che ci sarà da domandarsi

il senso di tutto, che alla fine

non ci sarà una vera fine

e capirai che l’amore

era l’unica domanda buona,

l’unica risposta giusta.  

VALERIO GRUTT

© foto di Dino Ignani

 

 

 

Le mani di quelli che ami
neanche la morte
te le toglie dalle mani.

LIBRI

Una città chiamata le sei di mattina

(Edizioni della Meridiana, 2009)

Però qualcosa chiama

Poema del Cristo velato

(Edizioni Alos, 2014)

Dammi tue notizie

e un bacio a tutti

(Interno Poesia, 2018)

Clicca sulle copertine per leggere le poesie 
 

PERFORMANCE

READING Istruzioni per l’uso di una spada laser

Il percorso di un bambino che tra gli amori e le perdite, le scoperte e le sfide, sogna di diventare un cavaliere jedi, un guerriero del bene.

Un viaggio emozionante con poesie tratte dal primo libro “Una città chiamata le sei di mattina” fino agli inediti più recenti, con l’aggiunta di frasi, pezzi di film e testi di grandi autori incontrati lungo la strada.

BIOGRAFIA

© foto di Ciro Orlandini

1983

Sono nato a Napoli, in una mattina di febbraio. Mia madre mi ha raccontato che sono uscito di faccia, che non ho voluto abbassare la testa. 

 

1993

La prima cosa che ho scritto era un collage di frasi di canzoni, avevo dieci o undici anni. Mio fratello lo stracciò e lo buttò nella spazzatura, quello è stato il mio primo contatto con la critica letteraria. Da allora non è che sia tanto migliorato…

                                          

1997 - 2000

A quattordici anni ho fatto una demo hip hop, facevo le gare di freestyle a Officina 99. È così che ho conosciuto il mondo dei centri sociali e una Napoli viva e alternativa. Poi ho collaborato con musicisti di tanti generi: dalla drum and bass alla musica popolare, dal trip hop fino al punk.

A scuola facevo più filoni che altro, non sopportavo l'idea di restare prigioniero in classe quasi tutto il giorno. Il classico "ragazzo intelligente ma che non si applica", ma con grande capacità di improvvisazione ed esonerato dalla matematica. Ce l'ho fatta solo perché facevo il rappresentante della consulta provinciale, ero rispettato dai professori e bravissimo in italiano e storia dell'arte.

 

2001 - 2003

Irrequieto ed eclettico, adolescente strano e ribelle, non sono mai stato capace di dedicarmi a una sola cosa, accanto alla poesia per me c’è sempre stata la musica, l’arte visiva (un concorso di pittura istituito dall'ippodromo di Napoli, vinto attaccando un cavallo dei pantaloni su una tela e un anno di Accademia di Belle Arti, poi abbandonata), la passione per il cinema (qualche tentativo di cortometraggio), le folli performance dadaiste (con devastazione di locali e una denuncia), i racconti e i diari di viaggio on the road, come quello dell’interail solitario a diciotto anni (pagato con i soldi del concorso dei cavalli), con tanto di colpo di scena: un’ambulanza che mi investe ad Amsterdam.

2004 - 2005

A vent’anni avrei potuto saltare il servizio militare invece ho voluto farlo, era un’occasione per partire, ma l’ho fatto come obiettore di coscienza: servizio civile. Avevo indicato due mete tra le preferenze: Bologna e Venezia, mi contattarono dalla prima. Per gioco, nella domanda, alla voce “professione” avevo scritto “poeta” e quando il burocrate di turno mi chiamò per dirmi che ero stato assegnato al Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna, pensai subito: che diavolo è il Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna? Era un posto strano, un porto di mare dove passavano poeti e studenti che volevano fare seriamente con la poesia. Non conoscevo ancora nessuno e quel posto diventò un po’ la mia casa.

 

2006 - 2008

A Bologna fondai la rivista Popcorner ovvero un manipolo di pazzi che pubblicava un free press di satira sociale, creatività anarchica, o qualcosa che non abbiamo mai saputo (né voluto) veramente nominare. Un giornale libero e una serie di spettacoli assurdi di cui, a parte qualche adesivo che ancora resiste nei bagni dei locali peggiori della città e qualche nostalgico che ancora ne parla, non è rimasto più nulla.

2009 - 2011

In quel periodo è arrivata anche la pubblicazione del mio primo libro “Una città chiamata le sei di mattina” e qualcuno l’ha notato, un bel giro di presentazioni e tanti festival, reading, iniziative. Poi la fondazione del Centro Internazionale della Canzone d’Autore, la direzione artistica del festival Lyrics – autori di canzoni e quindi l’incontro con Lucio Dalla, Claudio Lolli, Giovanni Lindo Ferretti, Vinicio Capossela, Angelo Branduardi, Morgan, Elio e tanti altri. Un anno come autore televisivo, consulenze come creativo per aziende e istituzioni, un’esperienza anche come copywriter pubblicitario, poi testimonial e presentatore del concorso Coop for words. Tanti modi per sperimentarmi con le parole, per lavorare con le parole. E una fuga verso Roma.   

2011 - 2013

A Roma per il bisogno di cambiare, di orientarmi in una città più grande. Ho conosciuto la Roma più Roma che c’è, quella della politica e del cinema. Ho lavorato alla Camera dei Deputati e ho collaborato con un regista alla stesura di una sceneggiatura. Feste, cene ed incontri... ma Roma non era la mia città. Un anno e mezzo dopo arrivò la proposta del Centro di poesia di Bologna, tornare ma questa volta come direttore.

2013 - 2016

Non fu facile accettare l’idea di poter essere identificato in una istituzione (per piccola che sia). Ma, dopo più di un mese di riflessioni, risposi di sì. Il Centro aveva bisogno di un capitano, di energia nuova, e decisi di fare l’esperienza. Era strano essere direttore di un centro universitario senza essermi laureato, i miei metodi non sono mai stati accademici, le mie iniziative sempre un po’ sregolate. Sono stati tre anni intensi, di incontri e azioni, tra le collaborazioni più importanti quella con il Policlinico Sant’Orsola per il progetto Le parole necessarie, quella con l’associazione Piazza Grande, e poi la fondazione della stanza della poesia Al verso 61. L’incontro con Peter Handke che accettò il mio invito contro ogni pronostico, e soprattutto l’amicizia con i ragazzi, con tanti studenti.

Ma dopo tre anni la mia anima inquieta ha avuto la meglio, era tempo di tornare solitario, selvaggio e anarchico, dovevo riconquistare il mio spazio sacro e mettermi a lavoro sciolto da ogni legame. Ho consegnato le mie dimissioni.

Mia madre era scomparsa da poco, dopo sei terribili mesi di malattia. E senza fare troppi piani, mi sono messo in viaggio verso il Messico, sono andato a cercare il guaritore René Mey, in cerca di risposte. Ho trascorso due mesi negli ospedali, nelle case di accoglienza e nelle strade, conoscendo persone che uniscono lavoro umanitario a profonda spiritualità. Ho viaggiato da nord a sud, dal Pacifico all’Atlantico, raccogliendo testimonianze e raccontando questa esperienza nel libro "Tutto l’amore nelle mani".

 

2012 ad oggi

Ho viaggiato, sperimentato, realizzato video come "Ci vediamo dopo" e pubblicato plaquette di poesia come “Andiamo” (Edizioni Pulcinoelefante). Mi piacciono le edizioni d’arte, clandestine. È uscito “Però qualcosa chiama” un poema scritto per essere letto ad alta voce, che è stato pubblicato dalle edizioni Alos del Museo Cappella San Severo di Napoli e messo in scena dall'attore Marco D’Amore proprio all'interno della Cappella. Ho fatto progetti musicali come IO SONO e collaborato con molti artisti, rapper e dj, con musicisti come Gli ex della tua ragazza per lo spettacolo La nave pirata.

Realizzato installazioni di poesia e performance come il Reading al buio. Scritto e messo in scena "Stazioni", una via crucis laica scritta con le parole di chi ha conosciuto il dolore durante il viaggio della malattia. Collaborato con la Fonoprint e con alcuni cantautori come paroliere. Fondato e diretto Heket, una casa editrice segreta.  

È stato pubblicato "Dammi tue notizie e un bacio a tutti" per Interno Poesia, blog e casa editrice con la quale collaboro.

Aperto Particella 318 a Bologna, un atelier, una tana, un posto dove creare e sperimentare.

Ho collaborato con la Fondazione Policlinico Sant'Orsola ideando e occupandomi della direzione artistica del progetto Degenze Artistiche, una residenza di giovani artisti tra le mura ospedaliere.

Amo ricominciare, mi entusiasmano i cambiamenti. 

Sono uno che cerca sempre, scrive e inventa. Non appartengo a religioni, partiti, gruppi, accademie, movimenti… Non voglio limiti e confini, sono un cane randagio con una maledetta gioia di vivere.  

PS: ho dimenticato di scrivere che ho viaggiato a lungo saltando nell'iperspazio con Chewbecca, che a un certo punto ho incontrato 

l'Arcangelo Michele e che nel 2013 sono stato un personaggio di Topolino. Ma non si può svelare tutto...

 
 

PERFORMANCE

READING Istruzioni per l’uso di una spada laser

Il percorso di un bambino che tra gli amori e le perdite, le scoperte e le sfide, sogna di diventare un cavaliere jedi, un guerriero del bene.

Un viaggio emozionante con poesie tratte dal primo libro “Una città chiamata le sei di mattina” fino agli inediti più recenti, con l’aggiunta di frasi, pezzi di film e testi di grandi autori incontrati lungo la strada.

PERFORMANCE

READING

 

Tra città che galleggiano sullo zabaione, frecciarossa e cuori aperti. 

Una lettura di poesie tratte dai libri di Valerio Grutt e da quelli di grandi autori incontrati lungo la strada. 

Un percorso nella magia dei versi, nella corrente dell'essere, tra le parole del nostro tempo.

© foto di Emanuela Rizzuto

POSTO UNICO

Reading di poesie per una persona alla volta

Una lettura di poesie faccia a faccia, a un metro di distanza, per una persona alla volta. Un momento magico e intenso, perché abbiamo bisogno di guardarci negli occhi, ascoltarci, offrirci la fragilità e la vastità dei nostri cuori.

Le poesie sono scelte al momento, seguendo l’intuito, l’energia dell’incontro, di conseguenza ogni reading è unico e personale.

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READING AL BUIO

Un’immersione nella completa oscurità, tra poesie e suoni. Il reading al buio è un’esperienza sensoriale, un invito a mettersi in ascolto.

Nel buio si è soli con se stessi, si sperimenta uno stato di disabilità visiva, si fanno i conti con le proprie paure. E le parole, i suoni e gli odori, hanno un’altra forza.

 

"Sono uno che cerca sempre, scrive e inventa.

Non appartengo a religioni, partiti, gruppi, accademie, movimenti… Non voglio limiti e confini, sono un cane randagio con una maledetta gioia di vivere".  

 

CONTATTI

Informazioni e proposte: 

info@valeriogrutt.it  

                         

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